Il governo vara la manovra, si annuncia l'autunno caldo PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Sebastiani   
Martedì 22 Luglio 2008 14:19
La Camera ha votato i tagli-Tremonti (13 miliardi). Iniziano le proteste. I sindacati si mobilitano

furibondi sindaci, poliziotti, medici, rettori, impiegati pubblici e i cittadini che restano senza servizi

camera dei deputati.jpg

Sindaci furibondi, poliziotti pronti a scendere in piazza per la seconda volta nel giro di una settimana, medici disposti allo sciopero ad oltranza, rettori sulle barricate. E infine, lavoratori del pubblico impiego protagonisti loro malgrado di un autunno caldo tradizionalmente appannaggio delle tute blu. Del resto, come cittadini avranno meno servizi, e come dipendenti lavoreranno, a causa dei tagli, in condizioni peggiori e difficilmente vedranno un rinnovo del contratto di lavoro adeguato all'inflazione.

 


E' in questo clima che ieri la Camera (giovedì il voto finale) ha votato, con 323 sì, la fiducia alla manovra da tredici miliardi del conductor Giulio Tremonti. E' la parola giusta, perché mai come in questo momento il tema dei conti pubblici è stato "cosa loro". Parlamento con l'elettroencefalogramma piatto, quindi. All'ex ministro Bersani bastano tre aggettivi per definire «è depressiva, non trasparente e umilia il Parlamento». E' depressiva, perché non c'è una lira per la ripresa dell'economia e la rivalutazione dei redditi. E non è trasparente perché oltre a far sparire il tesoretto accentra tutti i passaggi nelle sole mani del ministro dell'Economia.

Ne sanno qualcosa i presidenti delle Regioni e, soprattutto, i sindaci che si vedono togliere l'Ici senza alcuna compensazione. «Siamo preoccupati - ha detto Leonardo Domenici, primo cittadino di Firenze, che con altri sindaci del Pd ha partecipato ieri all'inizitiva "Allarme rosso" - il governo scarica sui livelli locali problemi e difficoltà suoi». «Siamo costretti a difendere l'aria che respiriamo - gli fa eco Santarsiero, di Potenza - se si bloccano i comuni si blocca l'intero paese». E anche Padova (Flavio Zanonato), e Genova (Marta Vincezi), accusano il governo di volere ridimensionare il loro ruolo. Mentre Graziano del Rio, sindaco di Reggio Emilia, ha parlato di «finanziaria inguardabile» e ha invitato ad una «opposizione molto dura». Simonetta Rubinato (Roncate, Tv) grida al «commissariamento occulto».


«Oltre alla manovra
che si vede - sottolinea Beniamino Lapadula, economista della Cgil, c'è una manovra che non si vede. I tre miliardi che il governo incassa con il drenaggio fiscale, per esempio, sono contenuti nella seconda, come anche tutte le risorse che arriveranno dalla partita di giro della Robin Tax perché chi verrà colpito non farà altro che rivalersi sui cittadini». Insomma, il sindacato viene messo di fronte al fatto compiuto. A settembre i margini di scelta saranno strettissimi. E lo sciopero sarà inevitabile. Molto, quindi, dipenderà dal come verranno effettuate le iniziative.

Perfino l'Ugl annuncia che la mobilitazione contro la politica del governo proseguirà fino a settembre con tutte le altre categorie e, «in assenza di segnali concreti», culminerà in una manifestazione nazionale nel mese di ottobre, senza escludere anche azioni di sciopero. Per domani l'Ugl ha previsto una manifestazione del pubblico impiego davanti il ministero della Funzione Pubblica.

La lista delle mobilitazioni
, in realtà, è molto lunga. Oggi si mobiliteranno gli addetti agli uffici giudiziari. Domani toccherà agli insegnati precari. A mobilitarli davanti Montecitorio sarà il Cip, Comitato insegnanti precari. Dopodomani sarà la volta dei sindacati del settore Finanze. Cgil, Cisl e Uil piazzeranno le loro bandiere anche loro direttamente in piazza Montecitorio. In un comunicato parlano di «norme anacronistiche e dal carattere punitivo e criminalizzante». In effetti, che senso ha tagliare i fondi alle agenzie fiscali visto chceh è proprio dalla lotta all'evasione che arrivanno i famigerati "tesoretti"?

Tra i contestatori questa volta figurano anche i rettori. La Sapienza è stata la prima ad organizzarsi, ieri, con una assemblea a cui hanno partecipato il personale docente, quello tecnico-amministrativo e gli stessi studenti. Alla fine è stata votata una mozione che chiede la revoca del decreto 112 «relativamente alle misure per l'Università». Nel corso della manifestazione è stato realizzato un collegamento telefonico con un'altra assemblea, in corso a Bologna, dei Senati accademici e dei Consigli d'amministrazione delle università dell'Emilia Romagna. Secondo il Senato accademico dell'Università di Torino, «la diminuzione significativa del Fondo ordinario per le Università sull'arco di tre anni disegna difficili prospettive. Non solo di sviluppo, ma anche di mantenimento degli attuali standard».

Scioperi, manifestazioni di piazza, occupazione degli atenei e addirittura blocco dell'anno accademico 2008-2009 è quanto invece prevedono i ricercatori. «La situazione è talmente grave e netta - ha sottolineato il loro portavoce Marco Merafina - che dobbiamo essere in grado di dare risposte nette. È necessario che non parta il prossimo anno accademico». 

«La manovra è sbagliata e inadeguata. Penalizza lavoratori, pensionati e il futuro del paese. Per questo va cambiata. E per farlo è necessario ricorrere urgentemente alla mobilitazione», ha detto il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni. «Una manovra che non fornisce alcun sostegno alla domanda interna - ha concluso - e che, quindi, produrrà ulteriore depressione».

Ultimo aggiornamento Domenica 28 Settembre 2008 23:04